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Manifestazione 2 dicembre 2006

scendo in piazza
domenica, 03 giugno 2007

Berlusconi vince la sfida della piazza

Strette di mano, foto e addirittura cori da stadio per il Cavaliere. Contestazioni ma anche incoraggiamenti e «resisti» per il premier

Silvio Berlusconi e il pubblico della parata (Ansa)
Silvio Berlusconi e il pubblico della parata (Ansa)
ROMA
– Il 2 giugno per i principali leader politici non ha avuto davvero lo stesso sapore. Ci sono stati applausi, per esempio, ma anche tanti fischi per il premier Romano Prodi. Mentre il capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi, ha dato vita a un suo show personale durante le manifestazioni per la festa della Repubblica. Strette di mano, richieste di fotografie in posa sorridente con il pubblico e addirittura cori da stadio («C'è solo un presidente») hanno accompagnato il Cavaliere durante la passeggiata lungo via dei Fori Imperiali, al termine della parata militare. Due cordoni delle forze dell'ordine hanno faticato non poco a tenere a bada le centinaia di persone che si sono accalcate attorno a Berlusconi. Il leader della Cdl, sorridente nonostante la calca, ha distribuito strette di mano e ringraziamenti. Così, terminata la parata, Berlusconi ha deciso di ripetere la passeggiata fino a casa, a Palazzo Grazioli, trasformandola in una prova di forza mediatica con gli esponenti della maggioranza. I fischi sono sporadici e vengono coperti dagli applausi. «Evidentemente - ha detto il Cavaliere - tutta questa gente vede in me la possibilità di cambiare questo governo e questa maggioranza e si rivolgono a me con le frasi che avete sentito. Da qualche tempo a questa parte, ovunque io vada questo è l'atteggiamento».
postato da: unitalialibera alle ore 02:43 | link | commenti (8)
categorie: politica, comunisti, berlusconi, prodi, governo
domenica, 06 maggio 2007

Critiche alle nomine per la Consulta effettuate da Scalfaro e Ciampi

Berlusconi: «L'Unione vuole eliminarmi»

Il leader della Cdl preoccupato per gli effetti del Ddl Gentiloni, per il conflitto di interessi e per le dimissioni del giudice Vaccarella

 PALERMO - Altro che regolamentazione del sistema radio-televisivo italiano. Il decreto Gentiloni, dal nome del ministro alle Comunicazioni che lo propone, è in realtà «un ddl ammazza Mediaset». Secondo il leader di Forza Italia il disegno di legge del governo «farebbe sparire completamente dalla nostra scena tutti gli investimenti stranieri e tutti i fondi di investimenti internazionali». L'obiettivo, aggiunge Berlusconi, sarebbe quello «di rovinare le aziende che sono della proprietà privata del proprio oppositore».

«VOGLIONO ELIMINARMI» - «Mi vogliono togliere la possibilità di essere ancora al governo del Paese - ha tuonato Berlusocni - , vogliono eliminarmi e non lo penso solo io è ormai chiaro». Il Cavaliere è tornato così sul tema del conflitto di interessi e sulla proposta avanzata dal premier Prodi di copiare il sistema americano con l'affidamenti dei beni degli imprenditori impegnati in politica ad un blind trust, ovvero un gestore terzo e indipendente. «Nessuno mi può chiedere di affidare il mio patrimonio a uno sconosciuto - ha spiegato il leader forzista - soprattutto quando questo patrimonio è frutto di una vita di lavoro, e per una persona come me che ha cinque figli, non si può chiedere un sacrificio folle di questo tipo».

«CONSULTA A SINISTRA» - Berlusconi ha parlato a margine di una visita a Palermo in occasione della campagna elettorale per le prossime amministrative. Parlando con i giornalisti ha affrontato anche il tema delle recenti dimissioni del giudice costituzionale Romano Vaccarella, uno dei 15 membri della Consulta, nominato nel 2002 su indicazione della Cdl. «Oggi - ha evidenziato Berlusconi - nella Corte costituzionale c'è una presenza politica della sinistra che riguarda 11 componenti e soltanto quattro riguardano l'area del centro destra, tra questi un personaggio autorevolissimo era Vaccarella».

«SIAMO PREOCCUPATI» - «È un fatto che ci preoccupa - ha aggiunto l'ex premier - perchè la sua presenza contribuiva a rendere meno forte la dominanza della sinistra nella Corte Costituzionale, in cui sono state fatte tutte le nomine da parte di due Capi dello Stato appartenenti alla sinistra, che hanno messo lì persone di loro fiducia e della stessa area».

«PERDITA PER TUTTI» - Le dimissioni di Vaccarella, secondo il Cavaliere, sono dunque «una grande perdita non solo per la Corte Costituzionale, non solo per il centrodestra, ma anche per tutti gli italiani che credono nella democrazia e nell'indipendenza di un organo che deve essere di garanzia e non di parte, come la Corte Costituzionale».

05 maggio 2007

postato da: unitalialibera alle ore 01:58 | link | commenti (3)
categorie: politica, berlusconi, governo
sabato, 14 aprile 2007

La riunione dei delegati del partito alla Fiera di Roma
Ovazione per Berlusconi al congresso Udc
Casini: «Caro Silvio, come sempre le nostre accoglienze sono affettuose».
 Silvio Berlusconi al congresso Udc (Ansa)
ROMA
Caloroso saluto per il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, al Congresso dell'Udc. «Caro Silvio ti saluto con grande affetto, come sempre le nostre accoglienze sono affettuose». Così ha detto Pier Ferdinando Casini nell'inconsueto ruolo di conduttore, prima dal palco e poi dalla presidenza. E subito, dalla platea dei delegati centristi è venuta una vera ovazione: applausi e molte persone in piedi. Nelle poche battute che Berlusconi aveva scambiato con i giornalisti prima di entrare aveva detto: «Proprio non riesco a trovare motivi per cui non dovremmo stare insieme. Non c'è alcuna novità: dico sempre la stessa cosa e cioè che il blocco della libertà deve essere unito, non solo perché ce lo chiede la legge elettorale, ma anche perché abbiamo comuni valori, abbiamo governato insieme cinque anni, apparteniamo alla stessa casa europea, quella del Ppe». Alla fine, una battuta: «Scusate, forse ho sbagliato indirizzo? Questo forse è il congresso di Forza Italia». Con queste parole Silvio Berlusconi ha salutato, scherzando, la folla raccolta attorno alla sua auto all'uscita dal congresso dell'Udc.
CESA: «CRISI DEL BIPOLARISMO» - «Dobbiamo costruire l'alternativa e costruirla al centro». E' stato questo lo slogan lanciato dal segretario Udc, Lorenzo Cesa, dal congresso centrista alla Fiera di Roma. «È necessario tornare a sognare - ha detto Cesa - noi crediamo di essere nel giusto, ma possiamo sembrare isolati. Sono convinto che il futuro ci darà ragione e chi oggi non ci comprende, domani dovrà seguirci». Per Cesa siamo di fronte a un panorama segnato dalla «crisi del bipolarismo, dal degrado della politica, dalla paralisi del centrosinistra, dall'incapacità di procedere a riforme, dalla precarietà economica, dall'emergenza per l'ambiente e per la famiglia. Tutto questo però ci lascia una certezza, ovvero che un'alternativa c'è e noi questa alternativa dobbiamo costruirla al centro tutti insieme».
UNA OPPOSIZIONE - «Il centrodestra è una opposizione. È difficile e sofisticato dire che ci sono due opposizioni e credo che ciò sia dimostrato dal programma elencato da Lorenzo Cesa che è il programma del centrodestra» ha detto Berlusconi, sottolineando che «l'unica distinzione» del partito di Pier Ferdinando Casini dalle altre forze del centrodestra è sulla legge elettorale.
postato da: unitalialibera alle ore 02:36 | link | commenti (4)
categorie: politica, comunisti, berlusconi, prodi, libertà, udc , governo
giovedì, 29 marzo 2007

Il Cavaliere sull'Afghanistan: astenuti perché sicuri che il decreto passava
Berlusconi: «Con l'Udc siamo separati»
Ma il segretario Cesa: «Gli accordi elettorali restano validi». Calderoli pone il veto: «No a candidati centristi»
Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia (Newpress)
Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia (Newpress)
ROMA
- Lo «strappo» dell'Udc sull'Afghanistan avrà riflessi sul centrodestra anche per quel che riguarda il voto amministrativo di primavera? Le divisioni dell'opposizione, ufficializzate dal voto del Senato, potranno rientrare in vista delle sfide sui sindaci? Silvio Berlusconi non si mostra troppo ottimista e un po' a sorpresa ufficializza, dopo Fini, la crisi nei rapporti con il partito di Casini. L'esistenza insomma di due opposizioni, o meglio «un regime di separazione». «Prendiamo atto che questa forza politica per il momento non consente di considerarla schierata al nostro fianco» sintetizza il Cavaliere che tornando sull'astensione di Fi, An e Lega al Senato spiega: «Se non fossimo stati certi che il decreto sarebbe stato approvato, avremmo votato in maniera differente: su questo non c'è il minimo dubbio».

ATTACCO A CASINI - L'affondo contro Casini è diretto e non è un caso se arriva nel corso della riunione dei parlamentari della Cdl che si tiene senza i centristi. «Anche senza l'apporto dell'Udc, noi rappresentiamo la maggioranza del Paese» rivendica Berlusconi. «Secondo me Pier Ferdinando Casini, e Fini è d'accordo - aggiunge l'ex premier - cerca di costruire il grande centro e forse ha nostalgia della politica dei due forni. Pensa di porsi come ago della bilancia come faceva Craxi. Ma il grande centro c'è già: è Forza Italia». La replica di Casini arriva qualche ora dopo: «Se pensa che il paragone con Craxi mi debba indignare si sbaglia».
Per il Cavaliere non è comunque tutto perduto e viene tenuta aperta la strada del dialogo. «Cerchiamo di convincere l'Udc a stare con noi. La sua base è con noi - spiega Berlusconi - e ha riempito di sms i propri vertici». Poi ammette: «So che per gli amici della Lega, e non solo per loro, la misura è colma. Ma perché consegnare questo vantaggio agli avversari? Bisogna fare tutto ciò che si può - conclude Berlusconi tra i mugugni dei suoi alleati- per tornare a ragionare insieme».

L'UDC: ACCORDI RESTANO - E i centristi? «Sulle amministrative non c'è nulla da chiarire: c'è un'intesa che verrà confermata... Quanto alla Lega, vedo che fa solo delle sceneggiate» tranquillizza il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa. Una risposta a Roberto Calderoli che in un'intervista al Sole ha posto il suo veto ai candidati ex democristiani. «È davvero curioso: uno se ne va da una coalizione, votando a Roma assieme al Governo, e poi in periferia passa a riscuotere sindaci e assessori» spiega il senatore della Lega. «Abbiamo posto pesantemente sul tavolo la questione - dice Calderoli -. Quanto avvenuto martedi è politicamente molto rilevante. Nessuna decisione è stata ancora presa e, per quanto mi riguarda ne dobbiamo comunque parlare prima con Bossi».
postato da: unitalialibera alle ore 20:27 | link | commenti (9)
categorie: politica, comunisti, berlusconi, prodi, libertà, governo
domenica, 25 marzo 2007

Berlusconi: "Mandare a casa Prodi"
"Ce lo chiede Partito Popolare europeo" "L'interesse del Paese ci dice che dobbiamo far dimettere questo governo il prima possibile".

Lo dice da Fiuggi Silvio Berlusconi, alla terza conferenza degli amministratori locali, rivelando un retroscena della riunione del Ppe a Berlino: "Mi hanno chiesto di mandare a casa il governo Prodi che comprende all'interno dei partiti comunisti". Sul caso Mastrogiacomo per il leader di Forza Italia "il governo ha trattato con i tagliagola". "Se fosse per la notra parte politica - ha proseguito il leader di Fi -, a noi farebbe bene che questo governo continuasse nlla sua opera, sarebbe una benedizione... Ma noi abbiamo sempre guardato all'interesse del Paese". "E ora - ha aggiunto Berlusconi - l'interesse del Paese ci dice che dobbiamo far dimettere questo governo il prima possibile". Il leader di Forza Italia ha poi detto: "Dobbiamo tornare al governo per ridare all'Italia quella credibilità internazionale che oggi è a grande rischio". Berlusconi attacca la politica estera del governo Prodi, che "porta avanti una linea in totale discontinuità" con quella del governo precedente. Parlando alla platea il leader di Fi punta il dito contro "un governo che è andato a braccetto con Hezbollah, ha strizzato l'occhio a Hamas, ha trattato con i tagliagole e pretende di fare una conferenza di pace on i terroristi". Per questo, sostiene Berlusconi, a proposito del voto di martedì sul rifinanziamento delle missioni militari all'estero, "noi dovremmo produrre un voto che sia risultato di una profonda riflessione". Il presidente di Fi ha riferito della riunione del Partito Popolare europeo, ieri a Berlino, alla quale era presente anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. "Abbiamo l'orgoglio di poter dire che ci è stato riconosciuto che la squadra di Forza Itlia è stata la più leale alle decisioni politiche prese dal Ppe", ha sottolineato Berlusconi.
postato da: unitalialibera alle ore 15:18 | link | commenti (4)
categorie: politica, comunisti, berlusconi, prodi, governo
giovedì, 22 marzo 2007

«Gli scatti? Non credo rappresentino un atto d'accusa così grave»
     «Resto. Più stanco e triste di prima»

Silvio Sircana, portavoce unico del governo (Tam tam)
Silvio Sircana, portavoce unico del governo (Tam tam)
ROMA
— Silvio Sircana non alza bandiera bianca, almeno per ora: «Resto dove sono, più stanco e più triste di prima». Ammette di essere stato sfiorato più volte, in questi giorni di bufera, dall'idea delle dimissioni: «Ma poi ho pensato che la prima domanda che si deve fare un professionista che vende la sua faccia è se la sua faccia sia ancora credibile o no». E la risposta che si è dato il principale collaboratore di Romano Prodi, oltre che portavoce unico del governo, è la seguente: «Ho chiesto a persone di cui mi fido e in tutti ho trovato un riscontro positivo e confortante».
postato da: unitalialibera alle ore 00:10 | link | commenti
categorie: politica, comunisti, berlusconi, prodi, governo
mercoledì, 28 febbraio 2007

Raggiunta la quota dei 158 eletti. Il premier: maggioranza autosufficiente
Prodi ottiene la fiducia al Senato: 162 sì
Il governo supera la prova di Palazzo Madama. Andreotti non vota, no di Cossiga, sì di 4 senatori a vita e di Pallaro
Il premier Prodi (Ap)
Il premier Prodi (Ap)

Il pallottoliere sorride a Romano Prodi. Il Senato rinnova la fiducia al governo
e il premier può ringraziare il santo che porta il suo nome (il 28 febbraio è San Romano di Condat), i senatori borderline (Follini, Pallaro, Rossi e Turigliatto) e quelli a vita che gli consentono di ottenere il quorum: 162 sì, 157 no.
postato da: unitalialibera alle ore 23:21 | link | commenti (6)
categorie: politica, comunisti, berlusconi, prodi
domenica, 25 febbraio 2007

E Cossiga insinua: «Senatori centristi pronti a non partecipare al voto»
La Cdl: «La maggioranza non reggerà»
Maroni: «Errore non chiedere elezioni anticipate». Calderoli: «Tenuti insieme con sputo di Follini». Bonaiuti: «Il vispo Tereso dell'Unione»
Il leghista Roberto Calderoli (Salmoirago)
Il leghista Roberto Calderoli (Salmoirago)

ROMA
- L'agonia della sinistra proseguirà. Prendendo in prestito le parole di Berlusconi, è questa l'opinione che domina nella Cdl a proposito del destino che attende la maggioranza, in vista del cruciale dibattito sulla fiducia. E c'è chi, come il leghista Maroni, accusa il centrodestra di non aproffitato abbastanza dell'occasione. «Non abbiamo commesso errori - ha detto al Tg1 -. C'è stata una mancanza di coraggio da parte del centrodestra nel non chiedere elezioni anticipate: un errore politico grave di cui faccio ancora fatica a capire i motivi».
Il collega Roberto Calderoli sottolinea come la maggioranza sia tenuta insieme «con lo sputo di Follini», e che «basta il malessere di un senatore o semplicemente il ritardo di un aereo per farla battere in Aula». «Adesso Prodi dovrà dimostrare di avere una maggioranza non solo numerica ma anche politica. Credo che ciò sarà molto molto difficile e quindi la crisi, quella vera, è solo rimandata» sostiene Altero Matteoli, capogruppo di An al Senato. E che non si tratti solo di una questione aritmetica lo dice anche Fabrizio Cicchitto di Forza Italia, secondo il quale «rimangono aperti tutti i problemi politici. A parte l'incognita della fiducia, su ben quattro questioni nel centrosinistra c'è buio a mezzogiorno: Afghanistan, Tav, pensioni, Dico».

Tuttavia, è ancora su Marco Follini che si concentra l'attacco del centrodestra. Non usa metafore Paolo Bonaiuti, protavoce di Berlusconi: «Follini? È un vispo tereso della politica che svolazza da una parte all'altra con quel vizio insopportabile di dare lezioni». Intanto, però, aleggia un'incognita: l'Udc seguirà, in tutto o in parte, il suo ex segretario nel sostegno al governo o resterà compatta con la Cdl? Dà voce al dubbio Francesco Cossiga, secondo il quale senatori centristi mediterebbero di non partecipare alle votazioni a palazzo Madama «dando un decisivo appoggio al governo Prodi». Ma Volontè, capogruppo udc alla Camera, respinge le «dietrologie» dell'ex capo dello Stato, e assicura: «Per Prodi non ci sarà nemmeno uno dei nostri voti».
postato da: unitalialibera alle ore 23:28 | link | commenti (6)
categorie: politica, comunisti, berlusconi, prodi, libertà, governo